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GIORNATA MONDIALE DEL SONNO

GIORNATA MONDIALE DEL SONNO

La nanna 

I neonati nascono con un proprio ritmo sonno/veglia. Alcuni neonati trascorrono 20 ore su 24 dormendo, ad altri ne bastano 14. A volte si ha fortuna e il ritmo del bambino è lo stesso dei genitori, a volte no o magari non è uguale per un figlio e l’altro.

I problemi legati al sonno di un neonato sono in genere transitori e tendono a risolversi spontaneamente con il passare del tempo…quindi prima o poi mamma e papà ricominceranno a dormire!

Soprattutto nei primi tre mesi è importantissima la posizione da fare assumere al bambino durante la nanna e quando in casa arriva un bebè, i genitori si sentono assaliti da mille dubbi, primo fra tutti proprio la posizione più corretta e sicura per la sua nanna.

In realtà si tratta di un dubbio che i genitori inizialmente non si pongono, perché le ostetriche sanno quanto sia importante spiegare ai genitori che la corretta posizione per la nanna del neonato è quella supina, a pancia in su quindi. Il problema però è che non appena arrivano a casa, i genitori vengono investiti dai consigli di mamme e nonne che, dall’alto della loro esperienza, affermano con determinazione che i loro bambini hanno sempre dormito pancia sotto e che quella è l’unica posizione sicura per i bimbi.

Qui nascono i dubbi, le titubanze e spesso è la stanchezza a prendere il sopravvento, ma va sempre tenuto a mente che l’unica posizione corretta per la nanna del neonato è quella supina, perché è l’unica che consente di prevenire il fenomeno della morte in culla, meglio conosciuto da tutti semplicemente come SIDS.

Il problema iniziale è solitamente che il bambino non sembra amare molto questa posizione, con il rischio quindi che durante i primi 3 mesi non riesca a riposare bene e incorra in innumerevoli risvegli notturni e che in seguito, quando inizia a muovere la testa in modo autonomo, cerchi in ogni modo di girarsi. Che fare? I genitori devono cercare di abituare il bambino a questa posizione.

Per abituarlo, si consiglia di farlo rilassare quanto più possibile prima del momento della nanna, magari con un bel bagnetto caldo o con un massaggio delicato e tenero.

Attorno ai 4 mesi il bambino inizia gradualmente ad adattare i propri ritmi a quelli esterni e, grazie all’alternarsi di luce e buio, inizia a dormire di più nelle ore notturne anche perchè è in grado di trascorrere più ore senza pasti,

Dopo i 6 mesi ci sono spesso ottime possibilità di passare una notte intera senza risvegli. I bambini a quest’età generalmente dormono ininterrottamente 6-7 ore durante la notte e di giorno sono sempre più svegli, anche se necessitano ancora di un paio di riposini che generalmente vengono fatti al mattino e subito dopo pranzo. Il tempo del sonno quotidiano si riduce progressivamente fino a 10-12 ore fra sonno notturno e diurno e aumenta la veglia; si passa da 3-4 sonnellini giornalieri a 6 mesi, a due verso i 12 mesi.

Verso i 9 mesi l’aumento dei risvegli notturni tra le 21 e le 24 e tra le 3 e le 6 (che spesso si protraggono fino a 2-3 anni), va ricondotto alla cosiddetta “ansia da separazione” che accompagna il bambino durante il giorno e che si ripresenta di notte, influenzando la qualità del sono. Il bambino inizia a scoprire che mamma e papà sono “altro” rispetto a lui. Via via che il bambino acquisisce maggiore coscienza e consapevolezza del mondo che lo circonda, gli stimoli esterni possono cominciare a disturbare lui e al sua fantasia che durante la notte si traduce in sogni e incubi, disturbando e interrompendogli il sonno.

Per fornire alcuni consigli preziosi per abituare i piccoli a fare la nanna proponiamo i consigli della pedagogista Grazia Honegger Fresco, allieva di Maria Montessori. Lei propone un di un metodo "dolce" basato sui ritmi naturali del bambino, sulla sua esigenza di essere consolato, ma anche sull'importanza di dargli dei giusti limiti. E soprattutto di fargli passare delle belle giornate, "perché una giornata buona predispone a un buon sonno". 

Mettere a nanna un bambino, abituarlo al giusto ritmo sonno/veglia è così stressante che negli ultimi anni sono stati pubblicati diversi manuali per aiutare i genitori ad affrontare questo momento. Uno dei libri più famosi e controversi è quello del medico spagnolo Estivill, "Fate la nanna", basato su un metodo piuttosto "duro" che mira ad abituare i bambini ad addormentarsi da soli senza che i genitori accorrano al loro pianto. 

Grazia Honegger Fresco in disaccordo col metodo Estivill, tra l'altro in parte ritrattato dallo stesso autore, sostiene che "con questo metodo un bambino smette di piangere non perché ha imparato a regolare il proprio sonno, ma perché si è rassegnato, non senza tristezza, a rimanere da solo".

Ecco 10 consigli della pedagogista (tratto dal suo libro “fate la nanna”)

 

1-Seguite il ritmo del neonato e abituatelo poco per volta al giusto ritmo sonno/veglia  

Per abituarlo al ritmo notte/giorno la mamma deve fare giorno per giorno piccoli spostamenti di orario. L'importante è non fare modifiche troppo improvvise che disturbano il piccolo e alla fine sono controproducenti.

 

2-Fate attenzione che di giorno non sia iper-stimolato

Il concetto fondamentale di Grazia Honegger Fresco è che la "la notte riflette molto il giorno". Un neonato, per essere sereno, ha bisogno di passare del tempo con se stesso, a sperimentarsi e a conoscersi, attraverso giochini ripetitivi come aprire e chiudere la manina.

Capita invece di bambini sballottati tutto il giorno, portati da un ambiente all'altro: nido, nonni, casa; confusi da stimoli eccessivi: troppe parole, continue proposte di gioco da parte di adulti sempre presenti... Questi stimoli in eccesso finiscono per rendere il piccolo agitato e addirittura stressato, tanto che alla sera farà fatica ad addormentarsi.

3-Create un rituale della nanna sempre uguale

Il bambino è abitudinario e conservatore. Quindi è fondamentale, fin dalla nascita, creare un rituale breve ma rassicurante che accompagni la messa a nanna.

Ad esempio il rituale può iniziare tra le 18 e le 20 con un bagnetto che deve essere piuttosto caldo (38 °C) e prolungato: 15-20 minuti. 

Poi indossa il pigiamino, segue una cena leggera. Dopo mangiato niente giochi vivaci e in cameretta i genitori gli possono cantare una canzoncina (a voce bassa) o leggergli un libretto.

Una volta spenta la luce, gli si può rimanere accanto in silenzio, con una mano sul corpo e facendogli qualche lieve carezza sulla schiena o sul capo. Devono essere gesti lievi e di breve durata.

Si risveglia di notte? Non prendetelo subito in braccio, non accendete la luce né portatelo in soggiorno. Ma ripetete nell'oscurità naturale della casa gli stessi gesti, parlate poco e a bassa voce. Mantenendo abitudini calme, rassicuranti e ferme, il bambino si adeguerà senza soffrire. 

"La risposta pacata e tranquilla della madre è il miglior balsamo lenitivo e rafforzante. Le neomamme non devono farsi prendere dall'ansia, ma cercare una tranquilla serenità. La ripetitività è il mezzo migliore per dare al piccolo quel quieto conforto che previene ogni timore di abbandono". Se il rituale necessita dei cambiamenti, è sempre meglio proporli a piccole dosi.

 

4-Fatelo dormire vicino a voi almeno fino all'anno di età

Se la mamma allatta, la cosa migliore è che dorma nel letto insieme a lei, sostiene la pedagogista (si ricordi però che dormire nel lettone espone a un maggiore rischio Sids, ndr): in questo modo le fasi del sonno di mamma e figlio si armonizzano, garantendo il riposo migliore per entrambi.

Oppure si può tenere la culla vicino al letto dalla parte della mamma.

Il bambino potrà essere messo in un'altra stanza a partire da un anno di età. Tale raccomandazione è stata formulata dall'Accademia Americana di Pediatria per la prevenzione della morte in culla, SIDS. Infatti, alcune ricerche hanno dimostrato che il bambino che dorme con la mamma ha un sonno più superficiale rispetto a quando dorme da solo. E il sonno leggero rende il lattante più pronto a reagire a eventuali problemi, come rigurgito, coperta sulla faccia, ostruzione nasale... Quindi un sonno troppo profondo non sempre è il sonno migliore per il bebè. 

5-Se vi chiama di notte, andate da lui

I risvegli notturni di un bambino devono essere considerati un fatto assolutamente normale, che può durare fino ai cinque anni. Come già spiegato attorno agli 8/9 mesi fino ad almeno i tre anni, il piccolo sviluppa la cosiddetta ansia da separazione. L'istinto naturale del piccolo cerca la vicinanza della madre, anche di notte. Quindi in questo periodo la risposta "sensibile" della madre al pianto del bambino, contribuisce a creare in lui la fiducia verso la mamma. E questo è alla base dello sviluppo del senso di sicurezza interiore e di un attaccamento sicuro. 

Alcune ricerche hanno dimostrato che i bambini che smettono di chiamare perché i genitori non accorrono (come previsto ad esempio dal metodo Estivill) in realtà non instaurano una buona regolamentazione del sonno, ma "sviluppano una rassegnazione intrisa di sofferenza che costituisce una deviazione dal percorso normale stabilito dalla natura".

"Accogliere il piccolo nel lettone durante il periodo dell'ansia da separazione non è una pratica diseducativa. Prima o poi i bambini imparano a dormire da soli". Nella maggior parte dei casi i disturbi del sonno che si verificano in questa fase sono limitati nel tempo. Quasi tutti i bambini riprendono a dormire tranquillamente entro il terzo o quinto anno. 

6-Di giorno non tenetelo costretto sulla sdraietta, deve essere libero di muoversi

Sulla sdraietta il bambino non ha la possibilità di sviluppare le sue esperienze motorie. 

Un piccolo durante il giorno deve essere lasciato su un piano d'appoggio piuttosto ampio in modo che possa imparare a spostarsi da solo su un fianco o a strisciare... Mentre gli oggetti costrittivi bloccano il suo sviluppo. 

Sono mezzi comodi per l'adulto ma non rispondenti alla naturale evoluzione motoria del bambino. Un bambino costretto durante il giorno da questi mezzi impropri diventa stressato e facilmente il suo malessere si traduce in un dormire inquieto.

 

7-Lasciatelo giocare da solo

Maria Montessori diceva:”Le cure sono il compito dell'adulto; il gioco è il lavoro dei bambini”. Questo significa che l'adulto non deve intromettersi nei giochi dei piccoli, perché li impoverisce, sostituendosi a lui con meccanismi mentali diversi che rendono il bambino passivo.

“Se l'adulto agisce di continuo da protagonista nelle situazioni di gioco, il bambino non vive al proprio livello l'esperienza della libera scelta delle proprie azioni, del creare a suo modo. E questo ricade negativamente sulle necessità fisiologiche quotidiane, come sulle sue abilità mentali”. Il gioco, l'esplorazione, il mettersi alla prova, sono tutte attività che contribuiscono a rendere un bambino indipendente e un bambino indipendente riuscirà a gestire bene i suoi ritmi di sonno e veglia. Infatti, se di giorno passa del tempo giocando per conto proprio gli sarà più facile di notte stare un po' da solo nel silenzio.

 

8-Non dategli il ciuccio appena piange

Il pianto di un bambino piccolo è acuto ed è predisposto dalla natura per far intervenire i genitori. Però non bisogna mettersi in agitazione o accorrere con un ciuccio per calmarlo. Basta fargli sentire che la mamma e il papà ci sono. Accarezzatelo, tranquillizzatelo con un abbraccio. Non cedete alla voglia di bloccare subito il pianto. Bisogna imparare a tollerare i suoi vagiti e capire di cosa ha davvero bisogno.

Offrire subito il ciuccio, anche in prevenzione del pianto, significa dare una risposta univoca a un malessere che un adulto non è in grado di interpretare.

"Con il ciuccio sempre pronto, succhiare diventa l'autoconsolazione predominante e questo fissa il piccolo su un piacere orale molto limitato e ripetitivo che va avanti negli anni con anche effetti negativi sul linguaggio" spiega la pedagogista.

Il ciuccio semplifica la vita ai genitori, ma non è un vantaggio per i piccoli.

Un'altra pratica sbagliata è insegnargli a succhiarsi il dito. Se un bambino non lo fa spontaneamente non bisogna anticipare un comportamento che non è necessario per forza. 

 

9- Per farvi ascoltare siate gentili ma risolutivi

Il bambino ha bisogno di un binario sicuro sul quale procedere. Se un genitore dice sempre sì a ogni richiesta il piccolo si sentirà più potente del genitore e questo sentimento spaventa e fa arrabbiare. 

Un'altra cosa che rende il bimbo fragile è porlo davanti a scelte continue. Chiedere a un bambino: "ti va di andare a nanna?" significa dare un'immagine di genitore insicuro che rende il bambino a sua volta insicuro. Compito del genitore è decidere per il bene del piccolo. Ma molti hanno paura delle reazioni oppositive o di incorrere in capricci. Come fare per far sì di essere ascoltati? 

La soluzione: è parlare al piccolo in modo gentile ma risolutivo. Avere modi garbati ma fermi, senza scelte alternative, dà pace al bambino. Se al momento di andare a dormire, si dice tranquillamente “Ora è il momento della nanna”, il bambino percepisce che si tratta della ineluttabilità delle cose che vanno fatte quotidianamente e questo trasmette tranquillità. 

10- Se si sveglia per un brutto sogno alla mattina raccontate che anche voi avete avuto un incubo

Se il piccolo chiama per un brutto sogno è meglio non accendere la luce, ma semplicemente stargli vicino, in silenzio, accarezzandolo e facendogli sentire le vostre mani sul suo corpo...

Al mattino potete raccontare voi di aver fatto un brutto sogno che vi ha spaventato. Il bambino si deve ritrovare indirettamente in questo racconto, senza che nessuno alluda a ciò che ha vissuto. In questo modo il piccolo sente che quello che ha provato succede anche agli altri, perfino ai suoi genitori.