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LA FIDUCIA IN SÉ

LA FIDUCIA IN SÉ

La fiducia in sé

Una piccola guida per i genitori: un viaggio di tutta la famiglia sulla via della genitorialità empatica, del dubbio costruttivo e della fiducia!

Attraverso il quaderno di Filliozat impariamo a distinguere le 4 dimensioni che costituiscono la fiducia in sé

Capiamo insieme come queste 4 dimensioni si costruiscono e si sviluppano nei nostri bambini.

Distinguiamo fra La Fiducia di base, la fiducia nella propria persona, la fiducia nelle proprie competenze, la fiducia relazionale o sociale. Sono 4 sfumature o dimensioni che caratterizzano lo sviluppo di un bambino o il modo di essere di un adulto. Infatti si può sicuro della propria intelligenza ma mancare di fiducia sociale, o viceversa essere disinvolto nei propri rapporti con gli altri ma andare nel pallone durante un verifica un colloquio o una prova importante e risultare un cattivo alunno, o professionista.

A noi piacerebbe che i nostri figli avessero sempre fiducia in sé. Che non temessero nulla, che riuscissero ad affermarsi (con tutti tranne che con noi!) che facessero loro il primo passo verso gli altri, fossero sicuri delle proprie competenze e avessero tanti amici. E se questo non fosse un rimedio universale? Se essere ansiosi, timidi, riservati comportasse dei vantaggi?

Nel primo anno di vita, coccolato dall’affetto dei suoi genitori, il bambino sviluppa liberamente le proprie competenze motorie e inizia a costruire la sua sicurezza interiore: “sono amato, ho un potere sul mondo che mi circonda”. E’ questa la base della fiducia in sé. Poi, crescendo, comincia a sviluppare la sua personalità. Se ascoltato e rispettato dai genitori in quelli che sono i suoi desideri, bisogni, sensazioni, emozioni, scelte, giudizi, rafforza la fiducia nella propria persona: “so quello che voglio”. Dai 3 anni in poi, vuole fare le cose “da solo” coltiva così la fiducia nelle proprie competenze “so che posso”. A scuola o al parco incontra i coetanei, si fa degli amici ed elabora la sua fiducia sociale o relazionale: “Posso portare il mio contributo”. Quando queste quattro radici vengono alimentate, il bambino prova una profonda fiducia nella vita e nel suo divenire.

Aiutare i nostri figli a crescere significa ascoltare i loro bisogni tappa dopo tappa e offrire loro l’atmosfera serena necessaria alla costruzione della loro personalità.

Più si è consapevoli, meno si è fiduciosi, è del tutto naturale. Quando si vede un’unica strada, si è sicuri del percorso da seguire e si procede senza farsi troppe domande. Di fronte invece a quattro o dieci itinerari possibili, si è sempre meno certi di compiere la scelta giusta. E se il nostro ruolo di genitori fosse quello di coltivare nel bambino il dubbio, l’esitazione e addirittura una certa ansia piuttosto di affannarci a gonfiare la sua fiducia in sé? Esiste naturalmente una giusta via di mezzo.

Aiutiamo il bambino, ponendo le giuste domande per riconoscere e imparare a individuare e accettare i fenomeni interni al nostro corpo che ci preparano all’azione, senza lasciare che formule sminuenti come “non ce la farò” o “sono un incapace” prendano il sopravvento. Non sono le sensazioni a essere problematiche, ma il fatto che vi associamo dei pensieri: sono proprio questi pensieri a bloccarci.

La sicurezza interiore che si sviluppa a partire dalla nascita è una sensazione che si nutre di carezze, sguardi, amore incondizionato, interazioni e risposte ai suoi bisogni, ma anche di esplorazioni sensoriali e motorie che configurano il cervello del bambino, il suo equilibrio, la consapevolezza del posto che occupa nell’ambiente in cui vive. Dimostrazioni di affetto e tenerezza servono soprattutto quando ha qualcosa che non va. L’idea da trasmettere ai vostri bambini deve essere “il tuo posto è nella nostra famiglia. Noi ti amiamo qualunque cosa tu faccia” Ogni castigo è da escludere. Rendiamoci conto che, diversamente da quanto possono averci insegnato da piccoli, l’amore è un carburante, non una ricompensa.

Fra i 18 mesi e i due anni il bambino attraversa una fase di individuazione segnata da frequenti scontri e scatti d’ira quando il genitore tenta di mantenere il controllo. Questa tappa del “no“ può essere molto corta, se il genitore incoraggia il bambino a decidere da sé e gli insegna a scegliere. Ognuno di noi si definisce ed esiste attraverso le proprie scelte.

Secondo le ultime scoperte delle neuroscienze la fiducia nella propria persona e nella propria capacità di giudizio, è proporzionale alle dimensioni della corteccia prefrontale del cervello. Proporre delle scelte invece che imporre ordini, espande la corteccia. Aiutarlo a riflettere e accompagnare il suo pensiero senza correggerlo subito, insegnargli il linguaggio delle emozioni e guidarlo nella gestione dello stress, lo aiuterà ad elaborare una buona fiducia in sé.

La permissività nutre la corteccia prefrontale che è la sede del libero arbitrio!

Poco dopo la fase del “no”, verso i 2/3 anni, viene quella del “faccio da solo” dove il bambino sperimenta ciò che è capace di fare da solo. Per coltivare la fiducia nelle proprie competenze dobbiamo lasciargli il permesso di fare – con il dovuto sostegno – e soprattutto di fallire tante volte!

Sbagliare e imparare dai propri errori aiuta molto di più a costruire la fiducia in sé piuttosto che riuscire tutto subito e comunque.

Far dipendere l’autostima dai risultati sul breve termine genera una tensione inutile e demotivante.

Non è vero che tutti i complimenti aiutano, a volte possono avere degli effetti perversi a causa delle deduzioni che il bambino fa. Non c’è nulla di più valorizzante per un bambino che dedicargli del tempo, dimostrando interesse per ciò che fa e per i suo pensieri.

I complimenti più validi per nutrire la fiducia del bambino nelle proprie competenze sono quelli che gli consentono di realizzare quanto un suo preciso comportamento si è rivelato utile per qualcuno o qualcosa.

Quando un bambino si sente incapace va rinforzato il fatto che ogni competenza si sviluppa con l’esercizio per cui se non è ancora riuscito a raggiungere l’obiettivo….con l’esercizio ce la farà!

Il bambino sicuro di sé cammina a testa alta, guarda gli altri negli occhi, quello che invece manca di sicurezza sociale ha il capo chino e tende a evitare il contatto visivo. La perdita di sicurezza sociale è la conseguenza di una sottomissione e ogni forma di sottomissione provoca ciò che poi interpretiamo come una mancanza di sicurezza.

L’autostima dei nostri figli può essere scossa da un incidente da un’aggressione, da un trauma importante o dall’accumulo di tanti piccoli traumi.

Il bambino ha bisogno di essere ascoltato perché tale evento non spezzi la sua fiducia in sé. Dobbiamo ascoltarlo mentre esprime ciò che prova senza giudicarlo. Sentirsi impotenti e intrappolati fa perdere un po’ di fiducia in sé e negli altri.

La fiducia in sé non è qualcosa che si può avere o non avere, si coltiva strato per strato e si nutre di legami ed esplorazioni. Il nostro ruolo è quello di accompagnare empaticamente, di promuovere il dubbio e la riflessione, di supportare e accogliere quando necessario, di lasciare spiccare il volo!